RISCHIO DA STRESS CORRELATO AL LAVORO

E’ datata 1936 la prima definizione scientifica dello “stress”, uno stato di malessere evidenziato da sintomi fisici, psichici e sociali che sottolineano lo sbilanciamento tra la domanda proveniente dall’ambiente lavorativo e la capacità di risposta individuale. Tale condizione di stress lavoro-correlato, che di per sé non può essere considerata una malattia e non va confusa con il mobbing, comporta una serie di adattamenti forzati nell’organismo umano, che se protratti nel tempo, posso trasformarsi in vera e propria patologia.
Dal Gennaio 2011, è obbligatorio per tutte le aziende italiane, valutare il rischio da stress correlato al lavoro, come disciplinato all’interno dell’art. 28 del D.Lgs.81/08 e s.m.i, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8/10/2004 e come previsto dalle indicazioni metodologiche deliberate attraverso la circolare del 18/11/2010 della Commissione Consultiva Permanente, che impone l’obbligo per i datori di lavoro di ripetere tale valutazione con una frequenza non inferiore ai tre anni.
L’obiettivo principale di tale valutazione del rischio stress lavoro-correlato auspica l’identificazione di eventuali criticità relative a quei fattori di Contenuto del lavoro (carico di lavoro, orario, pianificazione dei compiti, ecc.) e Contesto del lavoro (ruolo, autonomia decisionale, rapporti interpersonali, ecc.) presenti in ogni tipologia di azienda e organizzazione. Ciò dovrebbe permettere di attuare successivamente e partendo dall’analisi dettagliata delle criticità emerse, l’implementazione di un’adeguato intervento per la gestione del rischio, consentendo di migliorare e contenere i fattori “stressogeni” lavorativi. Ne consegue che andando ad impattare positivamente sulle condizioni di lavoro e sulla salute e sicurezza dei lavoratori, si può contribuire ad aumentare la competitività delle aziende, la qualità dei prodotti e dei servizi erogati, le prestazioni del personale, con evidenti vantaggi economici e sociali per tutti.

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